FESTA DELLE FAMIGLIE, REFERENTI DI UN PERCORSO COMUNE.

Alcune foto della festa delle famiglie

Anche quest’anno a Cascina Verde ci siamo ritrovati con le persone che stanno affrontando un percorso nella nostra comunità per la consueta per la festa delle famiglie. O, come preferiamo chiamarle, dei referenti. Come ogni festa, è stata un’occasione per stare insieme, condividere un pranzo, incontrarsi in un contesto diverso da quello degli appuntamenti terapeutici. Ma anche molto di più. 

Anche una giornata come questa fa parte del percorso di cura. Permette di osservare relazioni e dinamiche, far emergere emozioni, condividere esperienze e raccogliere elementi sui quali continuare a lavorare insieme E soprattutto rende visibile un principio fondamentale nel trattamento delle dipendenze: nessun percorso di cura avviene in solitudine. 

Non solo familiari: referenti del percorso

A Cascina Verde utilizziamo spesso una parola precisa: referenti, e la differenza non è soltanto terminologica. Un familiare potrebbe immaginare il proprio ruolo come quello di chi accompagna una persona cara nel suo percorso, le sta vicino e viene periodicamente a trovarla in comunità.

Essere referente significa qualcosa di più: scegliere di partecipare attivamente al percorso di cura, accettando che il cambiamento non riguardi soltanto la persona che presenta un problema di dipendenza.Significa essere disponibili a interrogarsi sulle relazioni, sui comportamenti, sui modi di comunicare e sugli equilibri costruiti nel tempo. A volte anche mettendo in discussione abitudini e modalità che sembravano consolidate.

Non per cercare colpe o responsabilità, ma perché una dipendenza non può essere compresa osservando esclusivamente chi utilizza una sostanza o mette in atto un determinato comportamento.

Guardare la persona dentro le sue relazioni

L’approccio sistemico-relazionale adottato da Cascina Verde considera la famiglia come un sistema complesso, nel quale ogni persona entra in relazione con le altre attraverso comportamenti, regole esplicite e implicite, forme di comunicazione e tentativi continui di adattamento. Il lavoro terapeutico non consiste quindi semplicemente nel “correggere” il comportamento di una singola persona. Occorre provare a comprendere che cosa accade nelle relazioni, quali equilibri si sono creati, quali dinamiche possono ostacolare il cambiamento e quali, al contrario, possono sostenerlo.

La famiglia è il primo contesto nel quale si costruiscono i legami affettivi e si apprendono modalità di relazione e di regolazione delle emozioni. Per questo il suo coinvolgimento può assumere un ruolo importante anche nel percorso terapeutico. La dipendenza, naturalmente, è un fenomeno complesso e non può essere ricondotta a una sola causa. Ma proprio per questa complessità occorre evitare di isolare la persona dal contesto nel quale vive.

Fare sistema significa curare insieme

Intorno a una persona che affronta una dipendenza possono esserci la famiglia o altre figure affettive di riferimento, gli operatori della comunità, terapeuti, educatori, servizi invianti e altri professionisti.Ognuno osserva un pezzo della storia. La possibilità di costruire un percorso efficace aumenta quando questi diversi soggetti riescono a comunicare, condividere informazioni, riconoscere le rispettive competenze e lavorare verso un obiettivo comune.

Gli interventi rivolti alla famiglia possono assumere forme differenti: momenti educativi, terapia familiare, sostegno individuale ai familiari. Vengono definiti in base alle caratteristiche di ogni situazione e inseriti in una presa in carico multidisciplinare, nella quale comunità, servizi e contesti esterni collaborano all’interno di un unico sistema di cura.

Dalla colpa alla responsabilità

C’è una precisazione essenziale da fare: coinvolgere la famiglia non significa attribuirle la responsabilità della dipendenza. La domanda terapeutica non è: “Di chi è la colpa?” ma piuttosto “Che cosa possiamo cambiare, insieme, perché qualcosa possa cambiare davvero?”

In questo passaggio la famiglia può trasformarsi da semplice spettatrice del percorso a risorsa terapeutica. Può imparare a riconoscere alcune dinamiche, sperimentare forme diverse di relazione, sostenere il cambiamento senza sostituirsi alla persona e collaborare con chi si occupa della cura. Ed è un lavoro che richiede disponibilità sia da parte dei referenti, sia da parte degli operatori.

Perché lavorare in una prospettiva sistemica significa accettare che ciascuno faccia parte della relazione e che il cambiamento di una persona produca inevitabilmente cambiamenti anche negli altri.

Una festa che è anche terapia

Ecco perché la festa delle famiglie/referenti non è semplicemente una giornata trascorsa insieme, ma uno spazio nel quale possono emergere emozioni, comportamenti e modalità relazionali che diventano materiale prezioso per il lavoro terapeutico.

E tutto questo contribuisce a costruire qualcosa che nella cura delle dipendenze è indispensabile: una rete che possa davvero aiutare  una persona a costruire nuove possibilità di vita e, insieme, permettere alle relazioni che le stanno intorno di trovare equilibri nuovi e più funzionali.

Perché la cura non è mai soltanto il percorso di una persona: è un processo che mette in movimento un intero sistema.