LE DIPENDENZE NEI GIOVANI: LA TERAPIA INDIVIDUALE FA LA DIFFERENZA

Claudia Povoleri ci parla delle dipendenze nei giovani.

Affrontare il tema delle dipendenze nei giovani significa entrare in un mondo complesso, fatto di sofferenza, ricerca di autonomia, blocchi evolutivi e culture affettive spesso fragili o disfunzionali. Non si tratta mai solo di sostanze: dietro la tossicodipendenza di un giovane adulto ci sono storie di crescita interrotta, difficoltà a separarsi dalle figure genitoriali, bisogni profondi di riconoscimento e appartenenza.

In questo articolo tratto dall’intervento di Claudia Povoleri sul libro “Oltre la Comunità” esploriamo come la terapia individuale possa diventare uno strumento fondamentale per accompagnare i giovani adulti nel percorso di cura, , partendo dall’esperienza clinica e comunitaria di Cascina Verde. 

Perché un modulo terapeutico dedicato ai giovani adulti

Cascina Verde ha stabilito uno specifico percorso per i giovani tra i 18 e i 30 anni. Questa età è infatti una fase delicata, caratterizzata da compiti evolutivi cruciali: separarsi emotivamente dai genitori, costruire la propria identità, accettare i cambiamenti corporei, sviluppare valori e assumere un ruolo sociale riconosciuto. Quando questi compiti non vengono elaborati, l’adolescenza si blocca e il giovane adulto resta intrappolato in un limbo che spesso apre la porta alle dipendenze patologiche.

Dipendenze nei giovani: il sintomo come segnale di sofferenza

La teoria dei compiti evolutivi ci insegna che un sintomo non è solo un “problema da eliminare”, ma il linguaggio con cui un giovane esprime un dolore mentale altrimenti insopportabile. La tossicodipendenza non è mai un vizio, né un semplice atto di piacere: è spesso un tentativo di automedicazione, un modo disfunzionale per regolare emozioni dolorose, lenire l’angoscia e sostenere un’immagine di sé fragile e frammentata.

Cultura affettiva e fragilità adolescenziali

Molti giovani pazienti crescono in contesti familiari difficili: famiglie maltrattanti, iperprotettive o con poche risorse emotive. La società contemporanea, che esalta un modello di crescita “perfetta” senza inciampi o fallimenti, peggiora ulteriormente la situazione. In questo contesto, l’abuso di sostanze può diventare un rifugio illusorio, un modo per sentirsi forti, appartenere a un gruppo o mettere a tacere vissuti depressivi e di fallimento.

Il ruolo del terapeuta nelle dipendenze giovanili

Lavorare con giovani tossicodipendenti significa prima di tutto creare una relazione autentica.
Il terapeuta deve interessarsi al sintomo, al tipo di sostanze usate, agli effetti ricercati, riconoscendo la funzione che la droga ha avuto nella vita del paziente. Questo permette di costruire fiducia e di restituire un bilancio evolutivo, aiutando il giovane a dare senso ai propri comportamenti.

Il lavoro terapeutico non punta a cancellare il sintomo, ma a integrarlo, renderlo pensabile e tollerabile, riducendo la sua funzione distruttiva.

Proiettarsi nel futuro: un compito possibile

Una parte fondamentale della terapia individuale consiste nel rendere immaginabile un futuro: non un ideale irraggiungibile, ma un progetto autentico, costruito sulle risorse reali del paziente.
La comunità e il terapeuta devono sostenere il giovane a riconoscere i propri limiti, accettare la fragilità e imparare a chiedere aiuto senza vergogna.

Le ricadute non vanno considerate fallimenti, ma inciampi: parte di un percorso lungo e complesso, in cui la continuità delle relazioni di cura e delle reti di supporto è essenziale.

Conclusioni

Parlare di dipendenze nei giovani significa andare oltre la sostanza e osservare la persona, la sua storia, i suoi blocchi evolutivi e la sua cultura affettiva.
La terapia individuale, inserita in un percorso comunitario e multidisciplinare, può diventare uno strumento potente per aiutare i giovani adulti a riconoscere il proprio dolore, a conviverci e a trasformarlo in una spinta verso un futuro possibile.

 

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