MOTIVAZIONE E CAMBIAMENTO: UN PERCORSO CHE INIZIA DA DENTRO

Scalare una nintagna: una delle metafore sulla motivazione usate dai ragazzi e dalle ragazze di Cascina Verde

Entrare in comunità significa concedersi un tempo diverso, un tempo che nella vita “fuori” spesso non c’è stato.  È un passo delicato, che richiede coraggio e una buona parte di onestà verso se stessi. Dopo anni trascorsi in balia della sostanza o di comportamenti distruttivi, l’idea di fermarsi può far paura, ma allo stesso tempo rappresenta una possibilità concreta di ripartenza. La comunità diventa così uno spazio in cui respirare, osservare ciò che fa male e iniziare lentamente a rimettere insieme i pezzi della propria storia. Non è un percorso semplice: ci si confronta con emozioni che per molto tempo sono state evitate, e ci si trova a fare i conti con abitudini radicate.  Nella lentezza forzata della vita in comunità nasce un’opportunità: quella di ascoltarsi davvero, di capire che cosa si vuole lasciarsi alle spalle e che cosa, invece, si desidera costruire di nuovo. 

Perché si sceglie di entrare in comunità: tra dolore, speranza e responsabilità

Le motivazioni che spingono a chiedere aiuto sono molteplici e profondamente personali.  Per alcuni è una scelta sofferta, quasi obbligata dalle circostanze; per altri è un desiderio più consapevole di cambiamento.  C’è chi arriva dopo un periodo particolarmente buio, chi per evitare di perdere persone importanti, chi perché si rende conto che da solo riesce più a uscire da un circolo di dipendenza e autosabotaggio. 

“Ho iniziato a capire che ero arrivata al limite e che il mio corpo e la mia mente stavano mostrando i segni della sostanza; questo mi ha spaventata tanto.”

“Ho deciso di entrare perché non volevo più arrendermi.”

 “Avevo bisogno di fermarmi e capire chi ero diventato.”

 “Non riuscivo più a gestire nulla, mi stavo perdendo.” 

Queste parole mostrano come la motivazione iniziale, pur fragile, sia spesso carica di significato. È un primo seme che, se coltivato, può trasformarsi in un cambiamento vero. Nei primi giorni, quando tutto appare nuovo e destabilizzante, questo seme aiuta a resistere alle paure, alla nostalgia e al disorientamento. Quando la motivazione vacilla: fragilità, cadute e ritorni Il percorso in comunità non è lineare. Ci sono momenti di grande forza, in cui ci si sente più lucidi e determinati, e altri in cui la motivazione sembra scivolare via. A volte basta un conflitto con un compagno, una parola detta male, una nostalgia improvvisa o un senso di fallimento per far crollare tutte le certezze. 

“Ho pensato di arrendermi, di abbandonare il mio percorso. Mi sono fermata a riflettere sul futuro e ho capito che non ero ancora pronta: c’era ancora tanto lavoro da fare su me stessa.” 

“Ho avuto giorni in cui volevo mollare tutto.” 

“Mi è servito parlarne con un operatore per rimettere insieme le idee.” 

“Se sono rimasta quando era tutto difficile, perché dovrei scappare ora?” 

Questi passaggi critici fanno parte del processo. Sono faticosi, ma diventano fondamentali per imparare a stare nelle emozioni senza scappare subito. È proprio attraversando fragilità e dubbi che si costruisce una motivazione più stabile, meno impulsiva e più legata al reale desiderio di stare meglio.

Alimentare la motivazione: piccoli passi, relazioni e consapevolezze nuove 

Col tempo si scopre che la motivazione non è solo un sentimento forte o un colpo di volontà.  È qualcosa che si alimenta giorno dopo giorno attraverso piccoli gesti: svegliarsi puntuali, portare a termine una mansione, chiedere aiuto quando serve, prendere parola nei gruppi, riconoscere una propria emozione senza giudicarla. Le relazioni giocano un ruolo enorme: il confronto con gli operatori, il sostegno del gruppo, le dinamiche quotidiane che aiutano a conoscersi meglio.

“Non mollo grazie al supporto dei compagni e degli educatori, ma anche perché ho voglia di riscoprire una nuova vita. Credo sia la curiosità verso qualcosa di diverso, di migliore.” 

Anche gli obiettivi personali diventano importanti. C’è chi vuole ricostruire un rapporto, chi desidera ritrovare stabilità lavorativa, chi vuole semplicemente imparare a stare bene senza dipendere da niente e da nessuno. 

“Mi motiva il mio percorso: vedere che anche in pochi mesi sono migliorata e ho riscoperto tante cose nuove.”

“La mia forza è vedere i miei miglioramenti, soprattutto fisici: non sentirmi stanca, mangiare, fare sport. Poi rendere serena la mia famiglia, senza sentirmi un peso.” 

Senza accorgersene, passo dopo passo, la motivazione cresce e si irrobustisce.

 “La motivazione cresce quando mi sento soddisfatta dei piccoli e grandi passi che sto facendo. Quando penso al mio passato e agli anni che ho buttato via, mi viene voglia di metterci ancora più impegno. Se nella giornata faccio qualcosa che mi piace, la sera vado a letto con la voglia di iniziare un altro giorno per combattere.”

“Penso ne valga la pena sentire il mio corpo sano e la mia mente libera.”

La motivazione come forza interiore: un’immagine per raccontarla 

Quando si chiede agli utenti di rappresentare la motivazione con un’immagine, emergono metafore ricche di significato. Ogni figura racconta un modo diverso di vivere il percorso, le speranze e le fragilità che accompagnano il cammino. 

“Per me è un diamante: raro, ma quando lo trovi brilla.”

“La vedo come un mare azzurro, pieno di possibilità.” 

“È una montagna che mi dà stabilità.”

“Il colore della mia motivazione è il giallo: un colore vivo, allegro, forte e potente.” 

“La motivazione significa combattere ogni giorno, e avere la forza di farlo con il sorriso.”

C’è chi la immagina come una luce, chi come un animale che protegge, chi come un ponte da attraversare. Ognuna di queste immagini diventa un punto di riferimento da ricordare nei momenti più difficili. 

Un messaggio a chi ha perso la motivazione: non siete soli 

Non è raro sentirsi stanchi, persi o privi di energia.  Fa parte del percorso e non significa aver fallito. In quei momenti, le parole di chi sta vivendo lo stesso cammino possono fare una grande differenza. 

“Chi non ha motivazione forse non è ancora nel suo momento: se non lo senti, il percorso non serve. Però si può provare a vedere che ripulirsi non è così male. Direi a quella persona di provarci, di metterci impegno: a volte la motivazione si risveglia strada facendo.”

“È normale sentirsi persi, fa parte del percorso.” 

“Non mollare proprio quando fa più male: è lì che inizi a cambiare.” 

“La vita può tornare bella, anche se piano.”

“Meriti di stare bene.” 

“Non andartene senza averci almeno provato davvero.” 

Perché anche quando la motivazione sembra scomparsa, dentro ognuno rimane una scintilla.  A volte basta un gesto gentile, un confronto sincero o un momento di lucidità per farla riemergere.  E ogni volta che si sceglie di restare, anche solo per un giorno in più, si compie un passo importante verso una vita più libera, più consapevole e più propria. 

 

Giulia C.,Denise, Tatiana, Simone, Giulia R., Camilla

 

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