DAL GIORNALINO DI FEBBRAIO

nuovo anno, nuovo sguardo: ecco il tema del giornalino di febbraio

L’arrivo di un nuovo anno è spesso accompagnato da bilanci, domande e aspettative. In comunità, questo passaggio assume un valore ancora più intenso: non segna solo il tempo che scorre, ma il percorso fatto, le cadute affrontate e i cambiamenti che lentamente prendono forma. GLi ospiti di Cascina Verde ne parlano nel numero di Febbraio del Giornalino di Comunità: potete trovare tutte le edizioni a questo link. 

Il 2026 non rappresenta una linea netta tra “prima” e “dopo”, ma un punto di continuità, in cui ciò che è stato viene riconosciuto e trasformato in esperienza. Guardare al proprio percorso significa riconoscere di aver toccato un limite, di aver vissuto una vita segnata da dinamiche tossiche, sostanze, relazioni distruttive e comportamenti autodistruttivi. Per molti, il nuovo anno coincide con la consapevolezza di essere arrivati al fondo e con la scelta, non scontata, di chiedere aiuto in modo autentico.

“Con il 2026 mi lascio alle spalle una vita tossica fatta di sostanze e disturbi alimentari.”
“Sento di lasciare al 2025 una me diversa, più disperata e meno speranzosa.”

Lasciare andare non significa dimenticare, ma prendere distanza da ciò che ha fatto male, riconoscendo che non rappresenta più la persona che oggi si sta cercando di diventare.

Ciò che non mi rappresenta più

Il percorso comunitario permette di guardare con maggiore lucidità a pensieri, abitudini e modalità relazionali che, un tempo, sembravano inevitabili. Parlare solo di sostanze, normalizzare atteggiamenti violenti, vivere relazioni sbilanciate o tossiche, ma anche rivolgersi a se stessi con durezza e giudizio costante, sono aspetti che oggi molti sentono di voler lasciare alle spalle.

“Non mi ritrovo più a parlare di sostanze.”
“Non voglio più persone tossiche o negative nella mia vita.”
“Mi sono lasciata alle spalle il volermi male e il criticarmi continuamente.”

Emergono nuovi modi di stare con se stessi e con gli altri: maggiore equilibrio, più capacità di ascolto, meno bisogno di puntare il dito verso l’esterno. Il cambiamento passa anche dalla possibilità di osservare i propri comportamenti, assumendosene la responsabilità senza colpevolizzarsi.

Nuove consapevolezze che fanno crescere

In questo ultimo periodo, molte persone raccontano di aver raggiunto una consapevolezza che prima mancava. C’è chi si è reso conto di avere atteggiamenti manipolatori, chi ha riconosciuto l’impulsività come un limite, chi ha iniziato a confrontarsi per la prima volta con la pazienza. Altri hanno scoperto risorse inaspettate: forza di volontà, capacità di riflessione, voglia di cambiare e di mettersi in gioco.

“Ho capito di avere modi di fare disfunzionali e ora posso lavorarci.”
“Ho scoperto una forza che non pensavo di avere.”

La fragilità, che un tempo veniva scacciata o negata, viene oggi vista come una parte da proteggere. Accettarla diventa un passaggio fondamentale per evitare di ferirsi ancora e per imparare a stare meglio nel mondo e nelle relazioni.

 

Costruire il futuro, anche a piccoli passi

Il nuovo anno porta con sé il desiderio di costruire qualcosa di diverso e più sano. Non si parla solo di grandi obiettivi, ma di basi solide: un’identità più definita, una maggiore autostima, relazioni più equilibrate, un rapporto più sereno con la famiglia.

Per alcuni il futuro ha il volto di un lavoro stabile; per altri quello dello sport, della disciplina, della continuità; per altri ancora il sogno di viaggiare e di sentirsi finalmente liberi.

“Voglio costruirmi un’identità e un’autostima più solide.”
“Desidero recuperare i rapporti con la mia famiglia.”
“Voglio continuare a coltivare la positività e la costanza.”

Il cambiamento non è mai improvviso: passa attraverso piccoli gesti quotidiani, attraverso la scelta di perseverare anche quando la fatica si fa sentire. Coltivare comportamenti adeguati, lavorare sull’impulsività, sull’affettività tossica e sulla capacità di bastare a se stessi diventa un lavoro costante, che richiede tempo e pazienza.

Tra speranza e paura

Pensare al futuro significa fare i conti con emozioni contrastanti. Da un lato c’è la speranza che nasce dal vedere i risultati raggiunti in poco tempo, dalla fiducia nel supporto della comunità e della famiglia, dalla consapevolezza di avere oggi strumenti che prima mancavano. Dall’altro rimane la paura: di ricadere, di non farcela, di perdere tutto ciò che con fatica è stato costruito.

“Guardarmi indietro e vedere i cambiamenti mi dà speranza.”
“La paura di una ricaduta c’è, ma ora so chiedere aiuto.”
“Quello che mi spaventa è non riuscire a raggiungere i miei obiettivi.”

Imparare a convivere con queste due dimensioni è parte integrante del percorso. La paura non viene negata, ma riconosciuta, mentre la speranza diventa una forza che spinge a continuare.

Un augurio che diventa responsabilità

Gli auguri per il 2026 non sono promesse irrealistiche, ma parole che racchiudono impegno, fiducia e responsabilità verso se stessi. Augurarsi di non mollare, di darsi tempo, di fidarsi del percorso e dei curanti significa riconoscere che il cambiamento è possibile, ma richiede costanza e apertura.

“Ti auguro di riuscire a guardarti allo specchio e dire: sono fiera di me.”
“Non mollare, datti tempo e fidati del percorso.”
“Continuare a lottare, a sognare e a chiedere aiuto quando serve.”

Il 2026, per chi vive la comunità, non è l’anno della perfezione, ma della continuità. Un anno in cui si sceglie, giorno dopo giorno, di restare nel percorso, di lasciare andare ciò che non serve più e di continuare a costruire una vita più autentica, consapevole e degna di essere vissuta.

Giulia R., Matteo B., Giulia C., Denise