Nel lavoro clinico con giovani adulti accolti in comunità terapeutiche, l’approccio dello psicodramma classico si rivela uno strumento prezioso per accompagnare i pazienti in un cammino complesso di ricostruzione dell’identità. Molti di questi ragazzi portano con sé storie di dipendenze precoci, traumi familiari, relazioni disfunzionali e percorsi di crescita interrotti. Il contesto di gruppo, strutturato in modo contenitivo e rituale, permette di esplorare in sicurezza le proprie fragilità, attraverso il corpo, la parola, il simbolo e la relazione.
Il gruppo come spazio di incontro autentico
Nel setting terapeutico comunitario, il gruppo diventa il luogo in cui poter riprendere quel processo evolutivo rimasto bloccato nel tempo. Grazie all’uso di tecniche tipiche dello psicodramma – come l’inversione di ruolo, lo specchio, il doppio – ogni partecipante può dare forma, corpo e voce ai propri vissuti interiori, all’interno di una cornice relazionale stabile e accogliente.
La dinamica del gruppo amplifica il potere del rispecchiamento: ciò che un membro del gruppo porta con sé può diventare uno stimolo prezioso per gli altri, generando consapevolezze reciproche, riconoscimenti emotivi e nuove narrazioni identitarie. La struttura del lavoro prevede momenti di condivisione, concretizzazione e rielaborazione, fondamentali per contenere e trasformare le esperienze.
Lavorare con i giovani adulti: tra dipendenza e identità
Spesso i pazienti che accedono al percorso terapeutico in comunità mostrano tratti adolescenziali in età adulta, legati a un arresto evolutivo causato da un uso precoce di sostanze e da contesti familiari fortemente disfunzionali. La psicoterapia di gruppo con approccio psicodrammatico si pone l’obiettivo di favorire una ri-definizione dell’identità, liberandola dalle etichette della devianza e della dipendenza.
Come evidenziato da numerosi autori, tra cui Salvini, il comportamento deviante tende a plasmare la costruzione del Sé. In questo senso, il lavoro psicodrammatico aiuta a smontare queste immagini rigide, offrendo nuove possibilità narrative ed evolutive, più vicine al vero sentire di ciascuno.
Il corpo come luogo di memoria e trasformazione
Nel percorso terapeutico, il corpo rappresenta sia il contenitore del dolore che la porta d’accesso all’esperienza. Segni visibili come i tatuaggi diventano punti di partenza per esplorare storie personali, traumi, relazioni e desideri. Attraverso il linguaggio corporeo e la bioenergetica, integrati nel lavoro psicodrammatico, è possibile far emergere emozioni profonde spesso inaccessibili al solo linguaggio verbale.
Come scrive Grete Leutz, la comprensione avviene attraverso l’azione: è nella messa in scena, nella presenza fisica, che si apre la possibilità di una consapevolezza autentica e trasformativa.
La complessità del gruppo in comunità
Ogni gruppo terapeutico è un laboratorio in continua evoluzione, influenzato dalle presenze, dai momenti di crisi e dalle possibilità di rielaborazione collettiva. I due gruppi attivi nella comunità – Semi di Psicoterapia e Gruppo Misto – sono differenziati per tempi di permanenza e livello di investimento emotivo. Entrambi, però, si fondano sul principio dell’autenticità e sulla pari dignità nell’espressione di sé.
Lo psicodramma, con la sua attenzione all’Incontro autentico, diventa così non solo metodo terapeutico, ma anche visione filosofica dell’essere in relazione: uno spazio dove ciascuno può essere visto e riconosciuto nella propria unicità, senza giudizio, con empatia e rispetto.
Conclusione
La psicoterapia di gruppo che utilizza le tecniche dello psicodramma rappresenta una risorsa potente nel lavoro con giovani adulti in comunità, offrendo uno spazio trasformativo in cui il dolore può essere accolto, narrato e trasformato. La metodologia moreniana, integrata con strumenti corporei e simbolici, restituisce valore all’esperienza individuale attraverso lo sguardo collettivo, promuovendo processi di cura fondati sulla relazione e sulla verità soggettiva.
Questo articolo è tratto dal contributo di Tatiana Sicouri al libro “Oltre la Comunità”, pubblicato da Edizioni Erickson.
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