EMOZIONI IN COMUNITÀ: IMPARARE A SENTIRLE PER TORNARE A VIVERE

Gli ospiti di Cascina verde parlano dul giornali9no del loro lavoro sulle emozioni

Riportiamo sul blog l’articolo principale del nuovo numero del Giornalino di Comunità, che potete leggere e scaricare a questo link.

 

Entrare in comunità non significa solo interrompere un comportamento o una dipendenza, ma iniziare un lavoro profondo e spesso inedito sul proprio mondo emotivo. Per molti, prima di questo percorso, le emozioni erano qualcosa da cui difendersi: da evitare, soffocare o anestetizzare. A volte erano assenti, altre volte travolgenti, vissute come una tempesta impossibile da contenere. In entrambi i casi, non c’era spazio per ascoltarle davvero.  C’è chi racconta di un rapporto completamente altalenante con le emozioni: momenti di vuoto totale alternati a esplosioni emotive difficili da gestire. Emozioni accettate solo quando portavano adrenalina, intensità o forme di amore tossico, mentre tutte le altre venivano evitate a ogni costo. La sostanza diventava così uno strumento per non sentire, per spegnere ciò che faceva troppo male o per amplificare artificialmente ciò che sembrava dare vita.

“Pur di non entrare in contatto con le emozioni ero disposta a tutto.”

 “Le evitavo, le sfogavo nella rabbia o le sof ocavo con le sostanze.”

Le emozioni difficili: paura, rabbia, gioia 

Nel percorso comunitario alcune emozioni si rivelano più difficili di altre da accettare. Per qualcuno è la rabbia, che per anni è stata l’unico linguaggio possibile per esprimere il disagio. Per altri è la paura di non essere compresi o di essere giudicati, che porta a chiudersi e a trattenere tutto dentro. C’è anche chi scopre di fare fatica con emozioni considerate “positive”, come la gioia o la serenità, perché non era abituato a viverle in modo lucido e continuo. 

“Faccio fatica ad accettare la gioia, perché fuori non ero abituata a provarla così.”

“La rabbia è l’emozione che più mi mette in difficoltà.” 

“Mi sento spesso agitata e faccio fatica a provare serenità.” 

Accettare che ogni emozione abbia diritto di esistere, senza giudicarla come giusta o sbagliata, è uno degli apprendimenti più complessi ma anche più importanti del percorso.  Riscoprire le emozioni: orgoglio, gratificazione, libertà Con il tempo, però, emergono emozioni nuove o dimenticate. Molti raccontano di star riscoprendo l’orgoglio verso se stessi, un sentimento che fuori non conoscevano o che non riuscivano nemmeno a nominare. Altri parlano di gratificazione, di pace, di una felicità semplice legata alla quotidianità e non più all’eccesso.

“L’orgoglio verso me stessa è l’emozione che sto riscoprendo di più.” 

“Oggi mi sento appagato per quello che faccio nella mia routine.”

“Da quando lavoro sulle mie emozioni mi sento più libero.” 

Sono emozioni che nascono dal vedere i frutti del proprio impegno, dal sentirsi coerenti, dal riconoscere i cambiamenti nel corpo, nella mente e nel modo di stare con gli altri. 

Quando arrivano emozioni forti: fermarsi, riconoscerle, attraversarle

Rabbia, tristezza, paura, noia: in comunità arrivano spesso e non sempre nel momento giusto. All’inizio vengono vissute come qualcosa di ingestibile, da cui difendersi o da cui fuggire. Con il tempo, però, si impara a fermarsi, a riconoscerle e a non agire immediatamente.

“Se dai un nome all’emozione, perde potenza.” 

“Cerco di reagire in modo più razionale e pacato.” 

“Sto imparando a capire da dove derivano le emozioni.” 

Imparare ad attraversarle, invece di evitarle, diventa un passaggio fondamentale. Anche quando un’emozione mette in grande difficoltà  – come la solitudine, la noia o l’incomprensione con i compagni – restare dentro al percorso permette di trasformarla in occasione di crescita. Il ruolo della comunità: contenimento, relazione, specchio La comunità ha un ruolo centrale in questo lavoro emotivo. La routine quotidiana offre una struttura che aiuta a non restare in balia dei pensieri e delle sensazioni. Gli educatori accompagnano nel fermarsi, nel riflettere, nel trovare modi più funzionali di esprimere ciò che si prova. I compagni diventano uno specchio prezioso, in cui riconoscere parti di sé.

 “La routine mi aiuta a non perdere il controllo.”

 “Gli educatori mi aiutano a fermarmi quando sono travolta dalle emozioni.”

 “I compagni mi fanno da specchio.”

Anche il lavoro terapeutico aiuta a dare senso alle emozioni, a comprenderne l’origine e a integrarle nella propria storia,

Emozioni e dipendenza: un legame profondo 

Dalle parole dei ragazzi emerge chiaramente quanto emozioni e dipendenza siano intrecciate. La sostanza veniva utilizzata per spegnere, per uniformare, per evitare il contatto con ciò che faceva soffrire. Ogni emozione non riconosciuta trovava una risposta automatica nella dipendenza.

“Emozioni e dipendenza vanno a braccetto.”

“La sostanza annebbia tutto e rende le emozioni tutte uguali.”

 “Ogni emozione aveva la sua dipendenza.” 

Imparare a stare nelle emozioni diventa quindi una delle chiavi principali per la libertà e per la prevenzione delle ricadute. 

Dare un’immagine alle emozioni 

Quando si prova a dare un colore o una forma alle emozioni di oggi, emergono immagini potenti: il rosso del fuoco, il giallo luminoso, l’azzurro del cielo, un fiume in piena, il meteo che cambia. 

“Rosso come il fuoco, per la voglia di riscatto.”

“Azzurro come il cielo, perché mi sento libero.” 

“Le emozioni sono come il meteo: cambiano, ma anche quando piove si può vivere.” 

“Giallo, un colore vivo, forte e potente” 

Sono immagini che raccontano movimento, trasformazione e possibilità.  Un messaggio a chi ha paura di sentire A chi oggi ha paura di sentire le proprie emozioni, il messaggio che emerge è chiaro: sentire fa paura, ma è necessario. Perché solo attraversando le emozioni ci si riscopre davvero. 

“Sentire fa paura, ma poi torni a sorridere.” 

“Le emozioni ci fanno sentire vivi.” 

“Anche quando non siamo felici andiamo bene lo stesso.” 

Imparare a stare nelle emozioni significa imparare a stare con se stessi. Ed è proprio da qui che nasce un cambiamento profondo, autentico e duraturo. 

 

Giulia R, Matteo B, Giulia C, Denise, Camilla,Ty