#ATUPERTATU: IL SIGNIFICATO DEI TATUAGGI

#Atupertatu, la nostra iniziativa dedicata ai tatuaggi degli ospiti e degli operatori di Cascina Verde,  inizia con l’intervista a una protagonista d’eccezione: Elena Ravazzi, che alla sua attività di psicoterapeuta presso Cascina Verde, affianca da dodici anni quella di insegnante in un corso per tatuatori ed è una vera  appassionata di tatuaggi. Una passione che, ovviamente, vive sulla sua propria pelle…

Elena, hai diversi tatuaggi, come è iniziato tutto e quali significati hanno?
Ho molti tatuaggi, è vero. Per scelta ho iniziato da zone un po’ più nascoste del corpo perché vivevo lo stigma del “Oh mio Dio, sarò una psicologa in futuro, cosa succederà?”, ma ho imparato che se desideravo fare questo nella vita, potevo farlo senza nascondermi. Io sono così, e anche se venissi pesata solo per il mio aspetto, ormai so come gestire la cosa.
Alcuni dei miei tatuaggi hanno un significato preciso, per altri il senso l’ho capito solo dopo. Sono partita con un tatuaggio sul piede, poi ho aggiunto dei fiori e degli insetti, un po’ un work in progress.

Ho il petto e il costato tatuati con un ornamentale orizzontale, ho sentito l’esigenza di aggiungere elementi anche sulle spalle e le braccia fino ai polsi, ma senza sapere il motivo preciso.
Quando poi la mia tatuatrice storica ha visto questo grosso lavoro mi ha detto “Sembra una gabbia”, quindi ho subito pensato “È come un’armatura, proprio quello che voglio!”, e mi sono sentita coerente con le mie scelte. 


Tanti ospiti della comunità hanno dei tatuaggi. Che cosa può significare, in questo caso, la modificazione del corpo?
Tutti i ragazzi che hanno raccontato qualcosa di sé per “#Atupertatu” sono portatori di un grandissimo significato, che è la loro storia individuale. Sappiamo benissimo che oggi non ci sono più né rituali, né tribù, né società primitive,
quindi il tatuaggio ha perso questa, diciamo, cornice collettiva ma ha preso un senso molto
individuale.

La modificazione corporea è qualcosa che appartiene al nostro sviluppo psichico. Per alcuni degli ospiti, il tatuaggio serve a compensare la sensazione di un corpo che non è come si voleva, per altri diventa un riappropriarsi in maniera volontaria di un dolore di cui non si è stati consapevoli, la riparazione di un trauma.
In certi casi quando si fa una modificazione corporea è perché abbiamo fatto un passaggio di trasformazione: non è strano che molti abbiano detto “Quando finirò il percorso qui, voglio la traccia, voglio fare un tatuaggio”, per chiudere una fase.


A volte non riusciamo a dare un significato a un nostro tatuaggio: perché?
Che ne siamo consapevoli o no, tutti i tatuaggi hanno un significato, che a volte resta inconscio. Nella sfera inconsapevole ci sono anche i simboli collettivi: per esempio, parlando con i ragazzi abbiamo scoperto che c’erano almeno tre tatuaggi di fiori di loto, tra cui il mio.
Abbiamo storie diverse, età diverse, passioni diverse… eppure… E il fiore di loto ha un significato fortissimo, perché sta sull’acqua ma ha una radice che affonda nel fango, e si apre al cielo come in una rinascita. Quindi non c’è vita se non c’è fango, se non abbiamo
sbagliato.

Anche le zone che scegliamo non sono casuali: abbiamo quelle che si vedono e che sono più esibite, che poi possono essere giudicate o meno dagli altri, o quelle sì visibili ma con tatuaggi di cui sono portatore anche del messaggio relativo, di cui devo essere consapevole.
Ha sempre un significato la zona corporea: la parte sinistra è quella legata al cuore, è tutto quello che ha a che fare con le emozioni; la parte destra è più legata all’azione e alla decisionalità.
In più, nelle tribù antiche gli arti e tutto quello che aveva a che fare con la forza esibita, quello che si vedeva di più, erano prova tangibile del superamento del dolore.

 
A partire dalla prossima settimana, inizieremo a pubblicare con #ATUPERTATU le foto con i tatuaggi dei nostri ospiti e dei nostri operatori, raccontandovi delle storie legate al loro significato  e a quello che rappresentano per chi li ha fatti.  Se volete potete inviarci le foto anche dei vostri utilizzando i nostri canali social,  oppure pubblicandole su Instagram con @cascinaverdeonlus e #ATUPERTATU