Back to Black: la storia di Anita

BACK TO BLACK: SE IL BUIO TI FA PAURA, FATTELO AMICO.

Il giorno in cui abbiamo fatto la chiacchierata da cui sono nate le interviste che stiamo pubblicando nel mese di agosto era il decimo anniversario della morte di Amy Winehouse, della sua “Back to Black” soprattutto e i ragazzi sono stati molto toccati da questa cosa: qualcuno ha detto di amare il suo modo di essere, altri la sua musica, altri la sua voce. Ma quella che ci ha dato i brividi è stata Anita, che ci ha accolto cantando a cappella proprio  “Back to black”, con una intensità da brividi. Le abbiamo chiesto se la canzone c’entrasse qualcosa col grosso tatuaggio tutto nero che ha sul braccio destro. Chissà, forse nasconde un tatuaggio precedente…                                               

“No non serve per coprire. Questo tatuaggio rappresenta le cose brutte, le mie paure. Ho sempre avuto paura del buio, della notte, vedevo delle cose che non c’erano, avevo paura ad addormentarmi. Così da piccola ho iniziato a graffiarmi, poi ho dovuto tagliarmi e a 16 anni sono stata proprio male male. E ho iniziato a farmi”

E quel tatuaggio lì, quello sul polpaccio  con la testa del minotauro?

“Non è il minotauro è la testa del caprone con un terzo occhio, un occhio umano, sulla fronte. È un simbolo di Satana, a un certo punto ero fissata con il demonio: per combattere le cose che mi facevano paura da bambina mi ero buttata dalla loro parte. Se diventi amico del mostro, magari non ti fa più male. Me lo sono fatto io da sola, sai?”

Caspita, dev’essere difficile lavorare al contrario…

“Abbastanza, ma io ho studiato da tatuatrice. E prima avevo fatto il liceo artistico dalle suore, poi pittura a Brera: l’arte mi fa sentire libera di esprimermi. Però con i tatuaggi ho smesso”.

E come mai?

“Mi faceva star male l’idea di fare qualcosa di sbagliato sulla pelle degli altri, l’idea di fare qualcosa che poteva non riuscire e per cui potevo essere giudicata  mi faceva venire l’ansia. Voler vedere sempre la gente soddisfatta mi dava la sensazione di dover dare una performance, mi pesava la responsabilità…”.

Poi è arrivata l’ora di pranzo e mentre Anita con gli altri andava verso la mensa, guardandola di spalle mi veniva in mente che tutti i suoi tatuaggi erano neri. Proprio come il nero della canzone di Amy Winehouse con cui era riuscita a commuoverci tutti, e a farci cantare anche. 

Perché a Cascina Verde si impara anche a fare le cose insieme. E questo ce lo ha insegnato Ercole.

Aiuta i nostri ragazzi a continuare le loro storie nel modo migliore.

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