Parliamo di droga

SE PERMETTETE PARLIAMO DI DROGA. DAL 1974

Se qualcosa di buono è uscito dalla giornata contro la droga di ieri, 26 giugno, è stato il fatto che per un giorno questo argomento è stato affrontato da tutti i giornali. Si potrebbe discutere a lungo sul “come” sia stato affrontato, ma almeno per un giorno se ne è parlato.
Per chi, come noi, si occupa di dipendenze da quasi 50 anni, la cortina di silenzio sulle cause e sugli effetti di questo problema è fonte di continua frustrazione. Soprattutto se la si confronta con il frastuono mediatico che viene scatenato ogni volta che un fatto di cronaca drammatico emerge da questo oceano di silenzio, dando il via alla consueta raffica di commenti ispirati a luoghi comuni dettati dallo stigma nei confronti di un problema che è da un lato sociologico, dall’altro psichico.

Fin dall’inizio della sua attività, la nostra struttura affronta il problema della tossicodipendenza con la convinzione che all’origine di quella scelta ci sia un profondo malessere psichico che va affrontato alla radice con un programma psicoterapico, e negli ultimi anni abbiamo notato come l’età media delle persone che ci vengono segnalate dai servizi si sia notevolmente abbassata.

Nella comunità di Milano, ormai, ospitiamo quasi esclusivamente ragazzi dai 18 ai 25 anni che quasi sempre hanno avuto i primi contatti con le sostanze intorno ai 12-13 anni, e questo per molti è un argomento tabù, non solo per la tenera età in cui avvengono questi primi incontri, ma soprattutto perché l’uso delle sostanze serve a questi ragazzi (spesso ancora bambini) per sedare ansie, paure, sensi di inadeguatezza che hanno profonde radici sociali che si insinuano in ogni classe socioeconomica.

Oltre a queste sostanze già conosciute, fra i giovani e i giovanissimi si diffondono sempre più le sostanze di sintesi, la cui distribuzione esula anche dai consueti canali di spaccio: per ottenerle, infatti, i ragazzi le ordinano attraverso la rete e le ricevono a casa con un normale corriere.
Dovrebbe essere chiaro, quindi, che per parlare di droga i luoghi comuni legati ai concetti di devianza, marginalità e criminalizzazione non sono più sufficienti.

C’è bisogno di una maggiore informazione, che faccia parlare da un lato gli specialisti, dall’altro i ragazzi: sono loro i veri protagonisti di questo percorso, che affrontano con grande fatica e con la forza di mettersi in gioco che, invece, manca totalmente in chi affronta questi problemi armato soltanto di pregiudizi.

Noi ci impegniamo a diventare uno strumento  attivo di questa campagna di informazione, aprendo le porte a tutti i giornalisti e i comunicatori che vorranno incontrarci come hanno già fatto gli amici del Pime in questo video e creando nei prossimi giorni un nuovo spazio in cui i nostri ospiti diventeranno protagonisti di un discorso importante sulle dipendenze, parlando il linguaggio dei loro coetanei e con l’assistenza di una neuropsichiatra poco più grande di loro ed esperta di nuova comunicazione.

Continuate a seguirci per saperne di più, e continuate a sostenere il nostro progetto di crowdfunding (link) per la costruzione di uno spogliatoio per il nostro campo sportivo, che permetterà alla comunità di ospitare squadre provenienti da altre realtà presenti sul territorio: i pregiudizi e lo stigma contro chi fa uso di droga e sta lottando per uscire dalle dipendenze si combattono anche a colpi di sport.